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La scuola
Scritto da admin in I miei articoli il 14 febbraio 2009
La frutta è sempre stata cara. L’euro non centra. Ai tempi di Adamo ed Eva una mela costava l’ira d’Iddio. Ed è stato proprio per vendetta che Padreterno ha dotato l’uomo della curiosita e necessità del sapere. Ma, contemporaneamente, anche della grande difficoltà e pigrizia del farlo: “Studia!”. “Non ho voglia”. La scuola, infatti, è dell’obbligo – che se non ci vai vengono a prenderti i carabinieri – se no pochissimi sarebbero i frequentatori volontari (ai miei tempi gli affezionati erano solo i ripetenti). Prova chiedere ai ragazzini se preferiscono studiare o, che so, giocare a pallone: scuole deserte. Altro che insegnanti precari, insegnanti a casa! La cultura fino a poco tempo fa, sapeva di ricchezza: significava interessarsi dei problemi della mente e dello spirito: contro la quasi totalità dove lo studio giornaliero era come sopravvivere trovando da mangiare. Il frigo da aprire “cosa mangio adesso?” non c’era: e ci fosse stato, il vuoto, avrebbe rimandato solo l’eco della domanda. Adesso ci sono i vocabolari, le enciclopedie. Li vendono, anche dal giornalaio. La curiosità è sapere chi li legge. Siamo dei portatori sani di cultura: l’abbiamo in casa, sottomano, ma non ci contagia. Tutti vanno a scuola, anzi, ci vivono, ma vista la scelta che facciamo dei programmi televisivi… ! “Perchè alla sera sono stanco, non mi va di impegnarmi tanto, preferisco qualcosa di leggero” ecc. Siamo “anti” nel Dna. L’uomo è sicuramente l’animale superiore, ma purtroppo anche nel tempo di maturare. Nonostante le cure dei genitori e poi degli insegnanti impiega una vita ad imparare qualcosa. E quando vedo un motociclista penso anche come, contro un albero o sotto un camion, si possa sprecare tutto (compreso il costo) in un attimo. Adesso a scuola non cominciano più neanche lo stesso giorno: forse per dare un tocco di fantasia. La scuola: ” ‘na peata de ricordi”. Grembiulini neri, collarini bianchi e strisciette rosse sul petto. Odori di quaderni, gomme, inchiostro e matita copiativa: il dolcetto dei poveri. Cinque anni di elementari, cinque anni di guerra: è terminata perchè avevo terminato io: chissà se continuavo a studiare cosa succedeva.