Articoli con tag lavoro
Salute
Scritto da Lino Toffolo in I miei articoli il 12 agosto 2009
Il mio amico Aldo (Bacco, tabacco e Venere la sua Santa Trinità) ha sempre detto (registro) “Se vuoi crescer sano e fort sta lontano dallo sport! Ma se proprio non ti vuoi mai ammalare, fa l’artigiano (come lui): il vero mestiere della salute! Per gli artigiani la febbre comincia a 39 gradi, 38, 5 è temperatura alta, e con 37 bevono qualche ombra per tirarsi su. Un infortunio ad un braccio serve per sviluppare l’altro: vale anche per i piedi. ” ecc. Le prevenzioni-malattie della mutua sono come le previsioni del Meteo: portano solo rogna: i veri terroristi! Domani, anziani e bambini, moriranno dal caldo (o dal freddo) e, a tutti i costi dobbiamo prendersi la “suina”: ormai, l’influenza obbligata! più difficile da prendere che la lotteria! “. Poi, da perfetto e noioso qualunquista, sostiene, naturalmente, che i più cagionevoli di salute sono i soliti statali, comunali ecc. “Basta che uno gli suoni il clarino da vicino per prendersi il raffreddore! “. Che l’effetto del “vaccino Brunetta” sarà breve, e che “poi – come le zanzare – il virus tornerà più forte di prima! La vera pericolosa malattia è l’allergia al lavoro vero! “. Informato, da tutto il bar, che nel Nord-Est ci si ammala meno del resto d’Italia e che probabilmente verranno tutti qui, è stato un momento in silenzio. Ha bevuto mordendo il bicchiere. A faccia tirata e sottovoce ha detto delle cose che non posso scrivere. Poi se n’è andato, claudicante (un incidente di lavoro), con tutto il peso della ciccia, ossa e anni. Ha risposto al saluto con la mano, senza girarsi.
T.A.R
Scritto da Lino Toffolo in I miei articoli il 8 marzo 2009
Quando, da ragazzini, si litigava per un torto subito, se l’avversario era troppo forte, si andava dalla mamma. Ma il deterrente era la minaccia di chiamare lo “zio”: ne avevamo tutti uno che di forza assicurava la giustizia! Adesso, da grandi, abbiamo la sensazione che lo “zio” sia stato sostituito dal “TAR”. “Cos’è, un camion? “. No! Risposta esatta per i quiz: Tribunale Amministrativo Regionale. “Hai subito un’ingiustizia? Vai al TAR! Il tribunale che viene subito dopo quello di Padreterno! “. E’ quindi normale che gli extracomunitari, eroi della fame, per i “permessi di soggiorno” vi ricorrano sempre più numerosi. Anche perché hanno capito che la Repubblica Italiana è, si, fondata sul lavoro (degli altri) ma soprattutto sui “pezzi di carta”. L’importante non è essere bravi, onesti, buoni ecc. ma avere un pezzo di carta che lo dichiari. Le lauree (quasi obbligatorie) saranno sempre più brevi fino ad anticiparle. Come un mutuo. “Io ti do la laurea e dopo, con calma, a rate, tu (qualcosa) studi”. Gli extracomunitari per essere sicuri di rimanere – oltre che sposare vecchi agonizzanti – dovrebbero commettere qualche reato penale (che non sia però antipatico e antigienico come le stupro: roba da “dente per dente! “): con la lunghezza dei nostri processi: “P(ena)artenza, mai! “. E chissà che qualche furbo non ci abbia tragicamente già pensato!
Settanta !
Scritto da admin in I miei articoli il 14 febbraio 2009
Settanta! Un traguardo. La gente si congratula e ti fa gli auguri come se avessi vinto qualcosa. Chi ti dice che “li porti bene. Ne dimostri sessantanove al massimo”. E chi si ricorda che suo fratello – o suo marito o altro – a quell’età era già morto ( e facendo finta di niente ti tocchi). L’età del “tutti in pensione”, del “cosa facciamo oggi” e delle lente passeggiate, discorsi “insensai” e tappe di ristoro nelle varie osterie e bar del circuito. Gita frequente e spesso obbligatoria? Ai centri commerciali a imparare tutti i prezzi a memoria. “Dove vale la pena di comperare la pasta?”. “In quello li!”. “E dove i panettoni?”. In quell’altro, sono in offerta”. Ho già scritto che i tre stadi della vita sono “giovane, adulto, e, te vedo ben”. Ma al finale c’è anche una variante: “Mi sento giovane”. Questa è la più pericolosa perchè ci sono settantenni che hanno passato la vita in ufficio, seduti; che per andare al cinema “c’era troppa strada da fare”, e a ballare neanche parlarne, che di colpo si mettono a fare dieta ferrea, palestra, corse, salti e via di fantasia: le agenzie funerarie li guardano con molta simpatia. Ci sono anche quelli che, a imitazione dei ricchi di una volta, si fanno l’amante. Ecco, quelli, molte volte li trovano stecchiti in macchina, sbottonati e con una collanina-pacchetto-regalo in mano. Questa è l’età che ti rendi conto definitavamente quanta energia ha un bambino, e soprattutto quanta ne serve per accudirlo: stargli dietro, seguirlo e giocare con lui. L’unica salvezza è che quando non ne puoi più – ed è quasi subito – lo ridai ai genitori “scusatemi ma devo andare. Ho un impegno”. E’ anche l’eta delle pastiglie e delle gocce. “Devo prenderne tre al giorno: mattina, pomeriggio e sera”. “Io invece ne ho soltanto una per la pressione e trenta gocce andando a letto”. “Un quarto d’ora prima di mangiare prendo mezza pastiglietta e non se ne parla più”. Ecco, un altro momento emblematico, a tavola: l’essere passati dal “dammene ancora che mi è piaciuto molto ” a “ne mangerei dell’altro ma ho paura che mi faccia male”. E anzichè di gusti e sapori parlare di gastriti, colesterolo refluissi ecc. Ma soprattutto è l’eta che non si sa in che modo salutare i propri coetanei perchè inevitabilmente si arriverà al “come stai?”. E allora, addio. Facilmente inizierà il racconto di una serie di malanni, se non di peggio, con dettagli di operazioni e situazioni ospedaliere, e magari anche esibizioni di parti del corpo segnate da cicatrici. Tutti cosi? No, sono in molti anche quelli che stanno benissimo. E oltre a valenti intellettuali ci sono anche quelli che fanno attività fisica, mangiano, bevono, fumano e non hanno mai niente, neanche un raffreddore. A questa età però si ha tutti una cosa in comune: la tendenza a cercare di ricordare – magari guardando foto e filmine vecchie – rompendo, a figli e amici più giovani, per la pretesa di farli partecipare alle proprie e private emozioni. E pur non avendo il piacere del “guardare indietro” – pensando, infantilmente e presuntuosamente di “farlo da vecchio” – e che il passato lo uso solo come pedana-esperienza per il futuro, lo faccio anchio. Sono uno fortunato. Di solito si dice “nato con la camicia”. Ecco, io sono nato con tre: anche con i ricambi: perchè ho avuto la fortuna di fare questo lavoro, pardon, attività, questo qualcosa insomma che mi ha permesso di giocare sempre, divertendomi e guadagnando. Mi è andata sempre bene anche perchè partito dalla mia Murano – pesciolino “gattaruzola” isolana (quando lo obbligavo a perdere tempo o fare cose diverse, Gassman, mi chiamava “pantegana della laguna”) sono riuscito a passare indenne tra i pescecani, quelli veri, quelli umani: compresi vizi e svaghi moderni: provare per credere: non è affatto facile per quello ci vuole fortuna. Quando ho cominciato con le canzoni veneziane, controcorrente totale – “i chierichetti” canzone di trenta secondi era unica – sembrava un assurdo ed invece alla lunga mi è andata bene. Col teatro anche: non ho continuato molto perchè mi divertiva di più il cabaret: cambiare idea durante lo spettacolo mi diverte ancora adesso. E in più sentivo di esprimermi e realizzarmi meglio. Quella volta Milano era un vulcano di attività, idee e possibilità, bastava saperci fare. E’ stato il cinema però quello che mi ha fatto di più affrontare la vita: dandomi la possibilita di fare esperienze, imparare e capire cosa significasse vivere. Girare un film vuol dire essere obbligati ad una vita coatta con gente che non ti sei scelto, magari dal delinquente (vero) al poeta e altro: servono. Un piccolo mondo dove succede tutto. Soltanto che nella vita normale, quotidiana, abbiamo dei diaframmi che ci dividono per categorie e situazini, invece li sei costretto a viverle da vicino, di faccia, senza ripari. Piccolissimo esempio, banale, quesi scemo ma significativo. Gli attori principali hanno normalmente una rouolotte a disposizione, e una “sarta” che gli aiuta. Tutti gli altri non hanno niente. Un giorno che pioveva a dirotto avevo invitato un pò di comparse a ripararsi da me: sono stato redarguito dalla produzione: non si doveva, visto, tra l’altro, che molte altre sarebbero rimaste fuori. Quindi io al riparo con la roulotte vuota e gli altri, a un metro, alla pioggia. Sembra niente ma se quando stiamo mangiando con i problemi di dieta avessimo a un metro una di qui bambini morti di fame che vediamo in televisione cosa decideremmo? Purtroppo lo decidiamo sempre e, tacitamente, ci va bene così. Questa è la vita. Anche se si può sempre migliorare mangiandosi anche i bambini. Non rassegniamoci al peggio. Guardiamo in avanti con ottimismo: essere pessimisti costa lo stesso e non da speranza. Sorridere prego. Foto. E augurissimi a tutti. Fin che la barca va…
DVD
Scritto da admin in il 13 febbraio 2009
La storia: ad un mediocre e normale maestro vetraio di Murano – con normali amici e normali problemi di casa, famiglia e lavoro – vede un giorno apparire l’immagine di una cinese su di un vaso che sta lavorando. La incontra. Gira per le calli di Venezia, in barca per i canali, infine va ad una festa in maschera – in un palazzo – la quale si concluderà con fuochi d’artificio e romantica notte d’amore. Il giorno dopo…
E’ un film, e credo proprio per la prima volta, completamente e strettamente in veneziano. Non tanto per fare il testardo polemico folcloristico dialettale. Ma per usarlo come linguaggio, parlato e figurativo. La mia lingua infatti, in tutti i sensi, è il veneziano, e per quello che può ancora esprimere, a modo mio, la uso.
Pur accettando e vivendo il dinamismo del nostro tempo il punto di riferimento è il “salotto veneziano” del ‘700, dove si parlava di tutto – anche di cose tragiche – sempre però con leggerezza e fantasia. Dove era d’obbligo essere spiritosi ma non volgari (Baffo è una particolare parentesi a parte).
Credo che i veneziani (ed i veneti) abbiano ancora un punto di vista originale. Sparirà tutto, ci omologheremo tutti finendo ad “amburgher” ed insalata (nutriente e pratico) ma fintanto ci sarà la pasta con i fagioli trovo giusto, divertente e gustoso, approfittarne.
Lino Toffolo
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Recensioni
Lino Toffolo è un “venessian” sui generis. Appartiene ad un’altra razza, probabilmente da segnalare al WWF come specie a rischio di estinzione. La sua leggerezza, il suo tratto, vengono dritti da Carlo Goldoni.
… una storia che non è quasi neanche una storia, ma un sogno.
… una Venezia impossibile, onirica e fragile come il vetro soffiato… che non ha nulla della cartolina turistica ma nemmeno della Venezia marcescente e mortuaria cara a molto cinema
Roberto Pugliese (Il Gazzettino)
Le musiche di Paolo Toffolo connotano questi momenti “clou” cui fanno da gustoso contrappunto le vigorose scene interpretate nel segno di un ruspante realismo
Giuseppe Barbanti (La Nuova Venezia)
… in stile documentaristico che diverte, fa riflettere e disegna finalmente una città viva e non stereotipata.
Raffaele Avella (Corriere della Sera)
… una storia che si potrebbe definire di realismo fantastico. Saporosissima, con echi goldoniani.
Pietro Zanotto (Il Gazzettino)





