Articoli con tag giovani

In casa

Lino ToffoloLa telepatia adesso si chiama Face Book.  In contatto diretto minuto per minuto.  “Ciao esco”.  “Ciao ci sentiamo dopo”.  Computer, internet ecc.  Roba da giovani naturalmente.  Ci provano anche gli anziani (pochi) ma fanno tenerezza come quando (ricerca emozione infantili) corrono sudati per le strade.  Tutte queste invenzioni elettroniche stanno aumentando la velocità del vivere: anche se la digestione ricorda – e la burocrazia esaspera – che purtroppo “per ogni cosa ci vuole il suo tempo”.  Ma soprattutto stanno annullando le distanze.  Magari virtuale, ma tutto è ormai a portata di mano.  Oltre che le normali videoconferenze: uno a New York, un altro a Tokio, Londra ecc.  fanno persino interventi chirurgici a distanza.  Non so chi abbia detto che “internet ha avuto persino il merito di tenere i pervertiti in casa attaccati al loro computer!  ” (anche se ogni tanto qualcuno usa il portatile).  Adesso i ricercatori anziche migrare (come si usa dire) all’estero, riescono a lavorare “tutti insieme” stando ognuno nel loro studio.  Magico!  “Aspetta un momento che ricontrollo l’idea con i cinesi, americani e russi”.  Neanche a Venezia da finestra a finestra in calle si riesce a tanto!  Il problema, eventualmente, sarà per chi ha interessi nei trasporti.  “Passeggeri?  “.  “Solo il controllore!  “.  E (al bar) del tema serio e preoccupante del “far l’amore distanza”?  Aldo, perplesso, continua a sostenere che baciare un computer “sarà nuova, ma non è la stessa cosa!  “.

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Carnevale

Lino Toffolo“Un bel boresso ti ga, andar far el mona in maschera!  “.  L’originalita del nostro carnevale sarebbe quella di “farlo”, di parteciparvi, di un festeggiare e divertirsi insieme.  Ed invece, purtroppo, sta sempre più affermandosi il modo “terrafermiero” (Viareggio ecc.  Carri e sfilate) di andarlo vedere: la sindrome del curioso?  il virus del Grande Fratello?  L’anima profonda del carnevale sarebbe la trasgressione.  Ma adesso cosa vuoi trasgredire?  Dalle uscite entriamo normalmente!  Mangiare e bere?  “Ancora!  Mangiamo – per fortuna – anche se troppo, tutti i giorni”.  E non è neanche trasgressivo mettersi a dieta.  “Lo siamo già!  “.  Truccarsi?  I giovani sono quasi tutti tatuati (senza ritorno, doccia inutile).  Tra-vestirsi?  Molte ragazze – oltre a seni finti e labbrone da infiltrazione- mettono (o tolgono), normalmente, abiti, talmente senza pudori, che le marchette non sanno più cosa usare per farsi notare.  “Tolto il piacere di esibire il costume di “gran sartoria” (anche se fatto in casa) “guarda che bella e che brava che sono!  “, per mascherarsi ci vuole un’ingenuità che si trova ancora solo nel tifo calcistico.  “E’ perché siamo intossicati di cattive notizie: crisi, guerre, rapine, stupri ecc.!  “.  Può darsi.  Ma forse, è diventato solo per turisti che, per fortuna, arrivano in tantissimi (sono quasi in maggioranza anche alla vogalonga!  ) e che si guardano tra di loro “mascherati” soprattutto da borghesi.  “E i veneziani?  “.  Tra poco, appena il Comune ci pagherà per fare i pochi veneziani doc rimasti “anche parlano”, con un piccolo aumento, faremo anche il carnevale in maschera!

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Settanta !

Lino ToffoloSettanta!  Un traguardo. La gente si congratula e ti fa gli auguri come se avessi vinto qualcosa. Chi ti dice che “li porti bene. Ne dimostri sessantanove al massimo”. E chi si ricorda che suo fratello – o suo marito o altro – a quell’età era già morto ( e facendo finta di niente ti tocchi). L’età del “tutti in pensione”, del “cosa facciamo oggi” e delle lente passeggiate, discorsi “insensai” e tappe di ristoro nelle varie osterie e bar del circuito. Gita frequente e spesso obbligatoria? Ai centri commerciali a imparare tutti i prezzi a memoria. “Dove vale la pena di comperare la pasta?”. “In quello li!”. “E dove i panettoni?”. In quell’altro, sono in offerta”. Ho già scritto che i tre stadi della vita sono “giovane, adulto, e, te vedo ben”. Ma al finale c’è anche una variante: “Mi sento giovane”. Questa è la più pericolosa perchè ci sono settantenni che hanno passato la vita in ufficio, seduti; che per andare al cinema “c’era troppa strada da fare”, e a ballare neanche parlarne, che di colpo si mettono a fare dieta ferrea, palestra, corse, salti e via di fantasia: le agenzie funerarie li guardano con molta simpatia. Ci sono anche quelli che, a imitazione dei ricchi di una volta, si fanno l’amante. Ecco, quelli, molte volte li trovano stecchiti in macchina, sbottonati e con una collanina-pacchetto-regalo in mano. Questa è l’età che ti rendi conto definitavamente quanta energia ha un bambino, e soprattutto quanta ne serve per accudirlo: stargli dietro, seguirlo e giocare con lui. L’unica salvezza è che quando non ne puoi più – ed è quasi subito – lo ridai ai genitori “scusatemi ma devo andare. Ho un impegno”. E’ anche l’eta delle pastiglie e delle gocce. “Devo prenderne tre al giorno: mattina, pomeriggio e sera”. “Io invece ne ho soltanto una per la pressione e trenta gocce andando a letto”. “Un quarto d’ora prima di mangiare prendo mezza pastiglietta e non se ne parla più”. Ecco, un altro momento emblematico, a tavola: l’essere passati dal “dammene ancora che mi è piaciuto molto ” a “ne mangerei dell’altro ma ho paura che mi faccia male”. E anzichè di gusti e sapori parlare di gastriti, colesterolo refluissi ecc. Ma soprattutto è l’eta che non si sa in che modo salutare i propri coetanei perchè inevitabilmente si arriverà al “come stai?”. E allora, addio. Facilmente inizierà il racconto di una serie di malanni, se non di peggio, con dettagli di operazioni e situazioni ospedaliere, e magari anche esibizioni di parti del corpo segnate da cicatrici. Tutti cosi? No, sono in molti anche quelli che stanno benissimo. E oltre a valenti intellettuali ci sono anche quelli che fanno attività fisica, mangiano, bevono, fumano e non hanno mai niente, neanche un raffreddore. A questa età però si ha tutti una cosa in comune: la tendenza a cercare di ricordare – magari guardando foto e filmine vecchie – rompendo, a figli e amici più giovani, per la pretesa di farli partecipare alle proprie e private emozioni. E pur non avendo il piacere del “guardare indietro” – pensando, infantilmente e presuntuosamente di “farlo da vecchio” – e che il passato lo uso solo come pedana-esperienza per il futuro, lo faccio anchio. Sono uno fortunato. Di solito si dice “nato con la camicia”. Ecco, io sono nato con tre: anche con i ricambi: perchè ho avuto la fortuna di fare questo lavoro, pardon, attività, questo qualcosa insomma che mi ha permesso di giocare sempre, divertendomi e guadagnando. Mi è andata sempre bene anche perchè partito dalla mia Murano – pesciolino “gattaruzola” isolana (quando lo obbligavo a perdere tempo o fare cose diverse, Gassman, mi chiamava “pantegana della laguna”) sono riuscito a passare indenne tra i pescecani, quelli veri, quelli umani: compresi vizi e svaghi moderni: provare per credere: non è affatto facile per quello ci vuole fortuna. Quando ho cominciato con le canzoni veneziane, controcorrente totale – “i chierichetti” canzone di trenta secondi era unica – sembrava un assurdo ed invece alla lunga mi è andata bene. Col teatro anche: non ho continuato molto perchè mi divertiva di più il cabaret: cambiare idea durante lo spettacolo mi diverte ancora adesso. E in più sentivo di esprimermi e realizzarmi meglio. Quella volta Milano era un vulcano di attività, idee e possibilità, bastava saperci fare. E’ stato il cinema però quello che mi ha fatto di più affrontare la vita: dandomi la possibilita di fare esperienze, imparare e capire cosa significasse vivere. Girare un film vuol dire essere obbligati ad una vita coatta con gente che non ti sei scelto, magari dal delinquente (vero) al poeta e altro: servono. Un piccolo mondo dove succede tutto. Soltanto che nella vita normale, quotidiana, abbiamo dei diaframmi che ci dividono per categorie e situazini, invece li sei costretto a viverle da vicino, di faccia, senza ripari. Piccolissimo esempio, banale, quesi scemo ma significativo. Gli attori principali hanno normalmente una rouolotte a disposizione, e una “sarta” che gli aiuta. Tutti gli altri non hanno niente. Un giorno che pioveva a dirotto avevo invitato un pò di comparse a ripararsi da me: sono stato redarguito dalla produzione: non si doveva, visto, tra l’altro, che molte altre sarebbero rimaste fuori. Quindi io al riparo con la roulotte vuota e gli altri, a un metro, alla pioggia. Sembra niente ma se quando stiamo mangiando con i problemi di dieta avessimo a un metro una di qui bambini morti di fame che vediamo in televisione cosa decideremmo? Purtroppo lo decidiamo sempre e, tacitamente, ci va bene così. Questa è la vita. Anche se si può sempre migliorare mangiandosi anche i bambini. Non rassegniamoci al peggio. Guardiamo in avanti con ottimismo: essere pessimisti costa lo stesso e non da speranza. Sorridere prego. Foto. E augurissimi a tutti. Fin che la barca va…

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