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Carnevale

Lino Toffolo“Un bel boresso ti ga, andar far el mona in maschera!  “.  L’originalita del nostro carnevale sarebbe quella di “farlo”, di parteciparvi, di un festeggiare e divertirsi insieme.  Ed invece, purtroppo, sta sempre più affermandosi il modo “terrafermiero” (Viareggio ecc.  Carri e sfilate) di andarlo vedere: la sindrome del curioso?  il virus del Grande Fratello?  L’anima profonda del carnevale sarebbe la trasgressione.  Ma adesso cosa vuoi trasgredire?  Dalle uscite entriamo normalmente!  Mangiare e bere?  “Ancora!  Mangiamo – per fortuna – anche se troppo, tutti i giorni”.  E non è neanche trasgressivo mettersi a dieta.  “Lo siamo già!  “.  Truccarsi?  I giovani sono quasi tutti tatuati (senza ritorno, doccia inutile).  Tra-vestirsi?  Molte ragazze – oltre a seni finti e labbrone da infiltrazione- mettono (o tolgono), normalmente, abiti, talmente senza pudori, che le marchette non sanno più cosa usare per farsi notare.  “Tolto il piacere di esibire il costume di “gran sartoria” (anche se fatto in casa) “guarda che bella e che brava che sono!  “, per mascherarsi ci vuole un’ingenuità che si trova ancora solo nel tifo calcistico.  “E’ perché siamo intossicati di cattive notizie: crisi, guerre, rapine, stupri ecc.!  “.  Può darsi.  Ma forse, è diventato solo per turisti che, per fortuna, arrivano in tantissimi (sono quasi in maggioranza anche alla vogalonga!  ) e che si guardano tra di loro “mascherati” soprattutto da borghesi.  “E i veneziani?  “.  Tra poco, appena il Comune ci pagherà per fare i pochi veneziani doc rimasti “anche parlano”, con un piccolo aumento, faremo anche il carnevale in maschera!

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Il ponte a Murano

Lino Toffolo“Se Venezia non avesse il ponte che la congiunge alla terraferma l’Europa sarebbe un’isola”. Geniale e spiritosa osservazione del buonanima Mario Stefani, poeta. Adesso Murano – con proposta approvata dal consiglio di quartiere – ne vorrebbe un altro che congiugesse l’isola del vetro con Tessera: che gli europei non si sentano abbastanza collegati? “Un ponte faciliterebbe l’andirivieni turistico e lavorativo!”. “Però conporterebbe anche un terminal con auto, moto, bus e camion per le merci: che comunque, per la consegna e ritiro, dai vari punti dell’isola, sempre in barca si dovrebbero caricare”. “Però le fabbriche potrebbero spostarsi verso il terminal”. “Dando vita così a una miniatura del problema Venezia-Mestre”. I pro e i contro si sprecano. D’altra parte viviamo in un momento di totali contraddizioni: vogliamo dimagrire mangiando, e andare dove c’è gente lamentandoci di non essere soli. I collegamenti stanno diventando un’ossessione. Vogliamo andare velocemente dappertutto. Ma volendolo tutti si finisce per passare la vita in macchina, fermi. In certe citta i sorpassi si alternano: la macchina sorpassa nel viale e il pedone sorpassa ai semaforo o all’ingorgo. Toni, in disaccordo per uno nuovo, farebbe saltare anche i ponte della Libertà: “Le macchine devono fermarsi a Mestre! In laguna si va in barca, senza fare onde, e ammirando il paesaggio!”. “E a chi non piace?”. “Lo mandiamo in terraferma!”. “E la sublagunare?”. “Mi sta bene. Ma solo per il trasporto merci. I turisti vogliono vedere Venezia e la laguna. Non vengono qui per fare i minatori!”. Più di qualcuno ha, degretamente, il progetto di interrare anche il Canal Grande, “finalmente si farà presto ad attraversare la città!”. Bisognerà stare attenti. “Non le macchine da noi, semmai i “macchinisti in terraferma!”. Comunque possiamo stare tranquilli: non succederà niente per due ragioni. Prima, perchè tutto quello che deve passare per il Comune, Regione, Stato non si realizza prima di un centinaio d’anni (Mose, passante, stadio ecc.). Seconda, più realistica, perchè ci salverà l’elettronica. Sarà il “virtuale” la nostra vita. Niente macchine, treni, sublagunari, ecc. Vivremo il mondo stando a casa. E probabilmente, alla fine. terneremo alla fantasia: che oltre a non costare niente, non ha neanche bisogno delle antenne che ci inquinano.

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Settanta !

Lino ToffoloSettanta!  Un traguardo. La gente si congratula e ti fa gli auguri come se avessi vinto qualcosa. Chi ti dice che “li porti bene. Ne dimostri sessantanove al massimo”. E chi si ricorda che suo fratello – o suo marito o altro – a quell’età era già morto ( e facendo finta di niente ti tocchi). L’età del “tutti in pensione”, del “cosa facciamo oggi” e delle lente passeggiate, discorsi “insensai” e tappe di ristoro nelle varie osterie e bar del circuito. Gita frequente e spesso obbligatoria? Ai centri commerciali a imparare tutti i prezzi a memoria. “Dove vale la pena di comperare la pasta?”. “In quello li!”. “E dove i panettoni?”. In quell’altro, sono in offerta”. Ho già scritto che i tre stadi della vita sono “giovane, adulto, e, te vedo ben”. Ma al finale c’è anche una variante: “Mi sento giovane”. Questa è la più pericolosa perchè ci sono settantenni che hanno passato la vita in ufficio, seduti; che per andare al cinema “c’era troppa strada da fare”, e a ballare neanche parlarne, che di colpo si mettono a fare dieta ferrea, palestra, corse, salti e via di fantasia: le agenzie funerarie li guardano con molta simpatia. Ci sono anche quelli che, a imitazione dei ricchi di una volta, si fanno l’amante. Ecco, quelli, molte volte li trovano stecchiti in macchina, sbottonati e con una collanina-pacchetto-regalo in mano. Questa è l’età che ti rendi conto definitavamente quanta energia ha un bambino, e soprattutto quanta ne serve per accudirlo: stargli dietro, seguirlo e giocare con lui. L’unica salvezza è che quando non ne puoi più – ed è quasi subito – lo ridai ai genitori “scusatemi ma devo andare. Ho un impegno”. E’ anche l’eta delle pastiglie e delle gocce. “Devo prenderne tre al giorno: mattina, pomeriggio e sera”. “Io invece ne ho soltanto una per la pressione e trenta gocce andando a letto”. “Un quarto d’ora prima di mangiare prendo mezza pastiglietta e non se ne parla più”. Ecco, un altro momento emblematico, a tavola: l’essere passati dal “dammene ancora che mi è piaciuto molto ” a “ne mangerei dell’altro ma ho paura che mi faccia male”. E anzichè di gusti e sapori parlare di gastriti, colesterolo refluissi ecc. Ma soprattutto è l’eta che non si sa in che modo salutare i propri coetanei perchè inevitabilmente si arriverà al “come stai?”. E allora, addio. Facilmente inizierà il racconto di una serie di malanni, se non di peggio, con dettagli di operazioni e situazioni ospedaliere, e magari anche esibizioni di parti del corpo segnate da cicatrici. Tutti cosi? No, sono in molti anche quelli che stanno benissimo. E oltre a valenti intellettuali ci sono anche quelli che fanno attività fisica, mangiano, bevono, fumano e non hanno mai niente, neanche un raffreddore. A questa età però si ha tutti una cosa in comune: la tendenza a cercare di ricordare – magari guardando foto e filmine vecchie – rompendo, a figli e amici più giovani, per la pretesa di farli partecipare alle proprie e private emozioni. E pur non avendo il piacere del “guardare indietro” – pensando, infantilmente e presuntuosamente di “farlo da vecchio” – e che il passato lo uso solo come pedana-esperienza per il futuro, lo faccio anchio. Sono uno fortunato. Di solito si dice “nato con la camicia”. Ecco, io sono nato con tre: anche con i ricambi: perchè ho avuto la fortuna di fare questo lavoro, pardon, attività, questo qualcosa insomma che mi ha permesso di giocare sempre, divertendomi e guadagnando. Mi è andata sempre bene anche perchè partito dalla mia Murano – pesciolino “gattaruzola” isolana (quando lo obbligavo a perdere tempo o fare cose diverse, Gassman, mi chiamava “pantegana della laguna”) sono riuscito a passare indenne tra i pescecani, quelli veri, quelli umani: compresi vizi e svaghi moderni: provare per credere: non è affatto facile per quello ci vuole fortuna. Quando ho cominciato con le canzoni veneziane, controcorrente totale – “i chierichetti” canzone di trenta secondi era unica – sembrava un assurdo ed invece alla lunga mi è andata bene. Col teatro anche: non ho continuato molto perchè mi divertiva di più il cabaret: cambiare idea durante lo spettacolo mi diverte ancora adesso. E in più sentivo di esprimermi e realizzarmi meglio. Quella volta Milano era un vulcano di attività, idee e possibilità, bastava saperci fare. E’ stato il cinema però quello che mi ha fatto di più affrontare la vita: dandomi la possibilita di fare esperienze, imparare e capire cosa significasse vivere. Girare un film vuol dire essere obbligati ad una vita coatta con gente che non ti sei scelto, magari dal delinquente (vero) al poeta e altro: servono. Un piccolo mondo dove succede tutto. Soltanto che nella vita normale, quotidiana, abbiamo dei diaframmi che ci dividono per categorie e situazini, invece li sei costretto a viverle da vicino, di faccia, senza ripari. Piccolissimo esempio, banale, quesi scemo ma significativo. Gli attori principali hanno normalmente una rouolotte a disposizione, e una “sarta” che gli aiuta. Tutti gli altri non hanno niente. Un giorno che pioveva a dirotto avevo invitato un pò di comparse a ripararsi da me: sono stato redarguito dalla produzione: non si doveva, visto, tra l’altro, che molte altre sarebbero rimaste fuori. Quindi io al riparo con la roulotte vuota e gli altri, a un metro, alla pioggia. Sembra niente ma se quando stiamo mangiando con i problemi di dieta avessimo a un metro una di qui bambini morti di fame che vediamo in televisione cosa decideremmo? Purtroppo lo decidiamo sempre e, tacitamente, ci va bene così. Questa è la vita. Anche se si può sempre migliorare mangiandosi anche i bambini. Non rassegniamoci al peggio. Guardiamo in avanti con ottimismo: essere pessimisti costa lo stesso e non da speranza. Sorridere prego. Foto. E augurissimi a tutti. Fin che la barca va…

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Biografia

Lino 1935
lino (1948)
Lino al pianoforte

capolettera-avrebbe voluto nascere a Betlemme, ma l’idea era già stata ampiamente sfruttata, cosicchè ebbe i natali in una amena isola della laguna di Venezia – Murano – che in tal modo ebbe un motivo in piu per essere famosa nel mondo.   Correva l’anno 1934, e già si addensavano sull’Europa le nubi di un nuovo disastroso conflitto: evidente lo sbaglio imperdonabile anche nella scelta del momento.

Dopo una normale infanzia di guerra il rampollo iniziò con gli studi musicali, approdando poi quasi per sbaglio alla radio di Stato: percorso (visibile nella foto a destra) peraltro piuttosto comune tra i grandi geni del novecento.

In quell’ambito ebbe a cimentarsi come compositore, creando la sigla de “El Listòn” – un celebre programma radiofonico della sede RAI del veneto – nel quale anche recitava, cantava e scriveva i testi dando libero sfogo al “multiforme ingegno”. Cominciò con le piccole apparizioni teatrali di grande successo, raccogliendo inviti di questo o quell’altro personaggio importante (Cesca, Maffioli)…

Si tratta quindi di una celebrità nata dalla gavetta estrema, in una precarietà quasi da avanspettacolo (ma dove vai se la banana…) , da tutta una serie di fortunati “Perchè non vieni a… ?”.  Praticamente è successo tutto per caso.  (Pippo Baudo ancora non c’era). 

La sua vocazione di menestrello tuttavia non si esaurisce qui, lascia la natia Venezia per raggiungere Milano, dove inizia a lavorare al Derby (1963) – accanto a strani e sconosciuti personaggi come Franco Nebbia, Enzo Jannacci e Bruno Lauzi.

Altrettanto sconosciuti personaggi quali Cochi Ponzoni, Renato Pozzetto, Massimo Boldi (all’epoca zazzeruto batterista!) divennero noti per aver co-infestato quel localino di tendenza che poi divenne tanto noto.

Nel 1968 incomincia la sua carriera cinematografica con Lina Wertmüller, seguiranno poi altri 24 titoli molti dei quali con la regia di Samperi. È con Mastroianni in “Culastrisce nobile veneziano”, con Gassman in “Brancaleone alle crociate” di Monicelli.   Lavora anche con Dino Risi.

Dopo una pausa torna in veste di attore teatrale e porta in scena un collage di testi di Goldoni, poi è protagonista in “Sior Toni Bellagrazia” (1965) e nel prologo de “La moscheta” (1998) di Ruzante con la regia di De Bosio.  È il carceriere ne “Il pipistrello” di Strauss (1997) e voce recitante in “Pierino e il lupo” di Prokovief e nell’ “Histoire du soldat” di Stravinskij.

Lino con Lando Buzzanca Lino con Lina Wertmuller

Nel frattempo ha anche scritto delle commedie: “Gelati caldi” e “Fisimat”, ha pubblicato libri ed ha svolto anche una attività televisiva talvolta intensa, anche come conduttore.   Chi può poi dimenticare immortali e romantiche melodie come “Oh, Nina” e “Johnny Bassotto” ?

L’ultimo suo impegno in ordine di tempo è in qualità di regista e produttore indipendente.

Checchè se ne pensi dalla lettura di questa biografia è attualmente vivo e vegeto, ed intende evitare per quanto possibile di abbandonare a breve questa valle di lacrime…

DZ

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